Matteo RivaVIEW PROFILE →
La musica dal vivo a due velocità: gli stadi fanno il pieno, i piccoli club chiudono
Mentre i concerti negli stadi incassano cifre record, il MEI lancia l'allarme: il 50 per cento dei live club, circoli e sale ha chiuso o sospeso l'attività. Un'intera filiera di base rischia di scomparire.
La musica dal vivo in Italia vive una stagione dai due volti opposti. Da un lato i grandi concerti negli stadi registrano incassi da capogiro e code interminabili ai botteghini, dall'altro la rete dei piccoli locali che da sempre fa da culla ai talenti emergenti sta franando in silenzio. È il ritratto di un settore profondamente diviso.
A fotografare questa spaccatura è il MEI, il Meeting degli Indipendenti, che ha lanciato un vero e proprio grido d'allarme sullo stato di salute della filiera di base. I numeri diffusi restituiscono l'immagine di una crisi strutturale, ben più profonda di una semplice flessione passeggera del mercato.
Un settore che perde i suoi presidi
Secondo i dati del MEI, il comparto ha visto la chiusura o la sospensione di circa il 50 per cento delle attività live tra club, circoli, discoteche e sale da ballo. Un dimezzamento drammatico che cancella dalla mappa culturale del Paese decine e decine di luoghi storici della musica dal vivo.
La crisi non si ferma agli spazi fisici. Si registra anche una perdita del 25 per cento delle figure tecniche del settore, ovvero fonici, tecnici delle luci, maestranze e professionisti senza i quali nessun concerto può esistere. È un patrimonio di competenze che, una volta disperso, sarà difficilissimo ricostruire.
A completare il quadro c'è la cancellazione di oltre il 30 per cento dei festival e dei contest dedicati agli artisti emergenti. Vengono così a mancare proprio quelle vetrine che permettono ai giovani musicisti di farsi conoscere, esibirsi davanti a un pubblico reale e costruire pian piano una carriera.
Numeri record in cima, macerie alla base

Il paradosso diventa evidente se si guardano le cifre complessive del settore. I ricavi dai concerti nel periodo compreso tra maggio e settembre hanno superato gli 815 milioni di euro, un risultato straordinario che testimonia la vitalità della domanda di musica dal vivo tra il pubblico italiano.
Il problema è come questa enorme ricchezza si distribuisce. La quasi totalità degli incassi si concentra sui grandi eventi negli stadi e sui palasport, mentre alla base della piramide i piccoli club chiudono, i cachet degli artisti si abbassano e suonare dal vivo diventa un privilegio riservato a pochi nomi affermati.
Dietro le statistiche ci sono storie concrete e dolorose. Realtà storiche come All'una e trentacinque di Cantù, Le Scimmie di Milano e Il Locale di Roma hanno abbassato la saracinesca, descritte da molti come vittime di un capitalismo culturale che premia solo i grandi numeri e schiaccia gli spazi indipendenti.
L'appello alla politica
Di fronte a questa emorragia, il mondo della musica indipendente chiede un intervento urgente delle istituzioni. Il Coordinamento Stage & Indies si è rivolto direttamente al Ministero della Cultura, sollecitando misure concrete per sostenere la filiera della musica emergente italiana prima che sia troppo tardi.
Tra le proposte avanzate spicca la richiesta di approvazione del Codice dello Spettacolo, uno strumento normativo atteso da tempo che dovrebbe dare un quadro di regole più stabile al settore. A questo si aggiunge la richiesta di nuovi strumenti fiscali specifici per sostenere la musica dal vivo indipendente.
La posta in gioco va oltre la sopravvivenza di singoli locali. I piccoli club sono il primo gradino di ogni carriera musicale, il luogo dove gli artisti che un giorno riempiranno gli stadi muovono i primi passi. Senza questa base, l'intero ecosistema rischia di inaridirsi nel giro di pochi anni.
La sfida per l'Italia sarà quindi trovare un equilibrio tra il successo commerciale dei grandi eventi e la tutela di un tessuto culturale diffuso e capillare. Perché una scena musicale sana non si misura solo dai record di incasso, ma dalla capacità di far crescere e fiorire i talenti di domani.






