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La resa dei conti sull'AI musicale: come Suno e Udio hanno fatto pace (o guerra) con le major

culture2026-08-27 · 4 min read · 0 reads

Dopo l'ondata di brani generati dall'intelligenza artificiale, è arrivato il momento del conto legale. Warner e Universal hanno firmato accordi storici con Suno e Udio, trasformando i pirati in partner licenziati. Ma Sony non molla e gli artisti indipendenti fanno causa. Ecco come cambia il futuro d

Dopo mesi in cui l'industria musicale ha assistito impotente a un'ondata di brani generati dall'intelligenza artificiale, spesso creati addestrando i modelli su musica protetta senza permesso, è finalmente arrivato il momento della resa dei conti legale. Il 2026 sarà ricordato come l'anno in cui questa battaglia epocale ha iniziato a definire le sue regole, trasformando alcuni dei pirati di ieri nei partner di oggi e ridisegnando i rapporti di forza tra tecnologia e creatività.

Warner e Suno, la pace di novembre

Il primo grande spartiacque è arrivato dalla Warner Music Group. Il 25 novembre 2025, la major e la piattaforma di AI musicale Suno hanno annunciato un accordo storico che ha chiuso simultaneamente la causa per violazione di copyright. In cambio della pace, Suno si è impegnata a lanciare nel corso del 2026 nuovi modelli completamente basati su musica regolarmente licenziata, voltando pagina rispetto al passato.

Le condizioni di questo accordo sono tutt'altro che simboliche e cambiano radicalmente il funzionamento del servizio. Suno ha accettato di dismettere ogni singolo modello che era stato addestrato su musica non autorizzata. Inoltre, ha limitato la possibilità di scaricare i brani ai soli account a pagamento, con dei tetti mensili, e ha vietato del tutto l'uso commerciale delle canzoni create con il piano gratuito.

Universal e Udio, il giardino recintato

La Warner non è stata l'unica major a scegliere la via dell'accordo. In realtà, la Universal Music Group aveva anticipato tutti, raggiungendo un'intesa con l'altra grande piattaforma del settore, Udio, già nell'ottobre del 2025. Anche in questo caso, gli accordi sono legati al lancio di piattaforme di AI regolarmente licenziate, previsto nel corso del 2026, a conferma di una strategia comune tra i grandi dell'industria.

L'effetto sul prodotto di Udio è stato immediato e quasi radicale. La piattaforma si è trasformata in quello che gli esperti definiscono un giardino recintato, ovvero un ambiente chiuso e controllato. Gli utenti possono ora usare l'intelligenza artificiale per creare e remixare partendo da un catalogo licenziato, ma non possono più scaricare o esportare liberamente nulla di ciò che producono al suo interno.

Per rafforzare ulteriormente la sua nuova offerta legale, Udio ha continuato a stringere alleanze nel corso del 2026. La piattaforma ha aggiunto ulteriori accordi di licenza con importanti realtà del settore come Merlin, a gennaio, e Kobalt, ad aprile. Questi accordi hanno progressivamente ampliato il catalogo di musica disponibile e utilizzabile in modo lecito all'interno del suo prodotto rinnovato.

Sony non molla: la battaglia continua

La musica generata dall'intelligenza artificiale è passata dal Far West legale a un sistema di licenze regolamentate.
La musica generata dall'intelligenza artificiale è passata dal Far West legale a un sistema di licenze regolamentate.

Se due delle tre major hanno deposto le armi, la terza ha scelto di continuare a combattere. La Sony Music, infatti, non ha raggiunto alcun accordo né con Suno né con Udio. Le sue cause legali, incentrate sul delicato concetto di fair use, ovvero l'uso lecito del materiale protetto, proseguono senza sosta e potrebbero avere conseguenze enormi per l'intero settore a livello globale.

L'attesa è tutta per una sentenza cruciale, prevista per l'estate del 2026, che potrebbe fare giurisprudenza. Nel frattempo, la Sony ha alzato ulteriormente la posta in gioco. Il 20 luglio 2026 ha depositato una nuova causa contro Udio presso il tribunale del distretto meridionale di New York, un'azione legale che riguarda oltre trentamila registrazioni aggiuntive, segnalando la ferma intenzione di non arretrare.

La posizione intransigente di Sony rappresenta l'altra grande scuola di pensiero nell'industria. Mentre Warner e Universal hanno scommesso sulla collaborazione, monetizzando l'AI attraverso le licenze, Sony sembra puntare a stabilire prima un principio legale forte. Il suo obiettivo è ottenere una chiara affermazione dei diritti degli autori in tribunale, prima ancora di sedersi a qualsiasi tavolo delle trattative.

E gli artisti indipendenti?

In tutta questa partita giocata dai colossi, c'è un attore fondamentale che rischia di rimanere ai margini: l'artista indipendente. Non a caso, a partire dalla fine del 2025, diversi musicisti indipendenti hanno avviato le proprie azioni legali collettive. Il caso capofila, noto come Nguyen contro Suno, rappresenta un'intera classe proposta di musicisti indipendenti e di artisti legati a piccole etichette discografiche.

Il cuore della loro rivendicazione è tanto semplice quanto potente. Questi artisti sostengono che le loro registrazioni siano state utilizzate per addestrare i modelli di intelligenza artificiale senza il loro consenso e, soprattutto, senza alcuna forma di compensazione. È il grande interrogativo lasciato aperto dagli accordi con le major: se anche i piccoli, che formano il tessuto vitale della musica, verranno mai davvero pagati.

In definitiva, il futuro della musica si sta decidendo proprio ora, tra aule di tribunale e sale riunioni. Il modello dell'AI licenziata sembra ormai la strada tracciata, ma restano irrisolte le questioni più spinose sulla giustizia economica e sul valore del lavoro creativo. Per chi ama davvero la musica, la vera sfida sarà garantire che l'innovazione tecnologica non finisca per cancellare proprio coloro che la rendono possibile.

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